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Giulia Ghini
Frammento 6
Frammento 5
Le altre risposte che ricevo - tutte entro i primi due mesi dall’invio dei manoscritti - non meritano piú di due righe: cialtronesche richieste di denaro, al telefono o per lettera, in perfetto stile direct marketing.
Ci manca solo il bollino argentato da grattare per scoprire se Lei, Signora Ghini, ha vinto il premio speciale riservato solo a chi firmerà il contratto entro questa settimana. E le due righe son finite. Dopo, silenzio.
La vita quotidiana riprende il sopravvento, nel tempo libero ricomincio a leggere, non ho tanta voglia di scrivere. È uscito un nuovo romanzo di Eraldo Baldini per la collana Verdenero. Metto a posto un po’ di appunti. Faccio finta di niente, anche se la buchetta è sempre vuota e dal telefono non arrivano sorprese. Finchè un giorno mi viene la Febbre.
Frammento 4
La prima lettera che ricevo è di Sellerio. È una lettera di rifiuto, questo è ovvio. Ma è su carta vergata, ed è scritta a mano, con la penna stilografica. È firmata Elvira Sellerio e la E e la S non sono in carattere stampato, ma in autentico corsivo maiuscolo, che a Forlimpopoli dove ho fatto le scuole dell’obbligo già alle medie lo usavano solo i secchioni. Il rifiuto è motivato, e non mancano alcune righe di apprezzamento con riferimenti che solo chi ha letto almeno i primi dieci capitoli del romanzo potrebbe usare. È una lettera di rifiuto ma mi ha fatto molto bene.
Frammento 3
A febbraio 2007 si conclude il mio pellegrinaggio tra copisteria e ufficio postale con allegro esborso di parecchi denari per inviare i trentadue faldoni. Così da non lasciare nulla di intentato, ci aggiungo anche l’invio ad un agente letterario (Sergio Romano di Carte Scoperte) che in fondo io i gratta e vinci ogni tanto li compro. E inizia l’attesa.
Minimo sei mesi, c’era scritto nell’opuscoletto “L’autore in cerca di editore” e sulla maggioranza dei siti delle case editrici. Senza garanzie di risposta e con molte raccomandazioni a non telefonare, non sollecitare, non rompere. Invece qualche risposta arriva subito.
Frammento 2
A gennaio 2007 ho detto basta. Quinta riscrittura: “Giovanna e la Tempesta verticale” meglio di così non può essere, per ora. Apro la porta ed esco. Se il mio romanzo potrà migliorare sarà perché un editore l’avrà letto e gli avrà voluto un po’ di bene.
Esco e vado in libreria, compro tre opuscoletti: “L’autore in cerca di editore” e altri due dello stesso tenore che sottolineo a matita in un paio di serate.
Azione numero uno: identificare case editrici che dichiarino di pubblicare autori esordienti, escludere quelle che offrono servizi editoriali a pagamento, escludere quelle che dichiarano una linea editoriale incompatibile con la mia opera, possibilmente completare le referenze restanti con una indicazione di collana e un nome di persona, che sia il curatore della collana o l’editore in persona o comunque non l’addetto all’istantaneo cestinamento del faldone intatto. Risultato: 32 referenze. Chi vuole il mio file di excel?